L’alternarsi delle stagioni

Lento e catastrofico l’avanzare

Di Settembre. Si respirano

Promesse più dolci che all’ultimo giorno

Di Dicembre. Il mendace

Alternarsi delle stagioni costruisce

Parentesi nella vita della gente,

Sicché quando le strade prendono a

Riempirsi, pare che tutto sommato

Non sia successo niente.

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Saluto

Sui binari del treno

S’adagia una nebbia che

Sembra sussurri. Temi

Cose che non mi dici.

Dì, come posso io,

Mentre inquieto t’alzi

Con quella e ancora taci,

Saperti dire addio?

Dunque non m’ami

Dunque è vero che non m’ami.

M’invento un orgoglio che poi

Nemmeno è sufficiente

A preservarmi un poco

Dalle vuote parole che

Pronunci, ma senza posa.

Se domando al riflesso sul

Vetro di un bar, ambedue

Desolati, come fanno

Quelle, così turpi! Vanesie!

A ferire tanto a fondo

Il petto, non è perché io

Vado realmente cercando

Risposte, ma solamente

Per una ormai logorata

Compassione quale mancò

A quel dio che scelse per

Me un animo d’occasione.

Dunque è vero che non m’ami.

Se dico quello che dico

Non è certo perché sia

Tollerabile lo strazio,

Ma ancora per pena. Si

Chiuderà anche questo squarcio.

River flows in you

Un breve testo ispirato all’incantevole, omonimo componimento di Yiruma. Segue il link: river flows in you

 

E’ una giornata meravigliosa.
Ogni cosa pare essere sfiorata d’una qualche luce divina, sì, sembra quasi di essere in un libro di fiabe, in uno di quei libri per bambini che spesso ti piace sfogliare.
Come in uno di essi il cielo è celeste, celeste come appare nella nostra immaginazione quando vi pensiamo, e le rade nubi, lattee e leggerissime, paiono adornarlo e impreziosirlo anziché avvolgerlo.

E mentre alzo lo sguardo per bearmi di tale visione il cuore si dimena nel petto come un piccolo animale confinato in una gabbia troppo stretta. Allora, come per opera d’un incantesimo ancestrale, comprendo con estrema chiarezza di stare osservando null’altro che i tuoi occhi. Sì! E quella rondine solitaria che si libra gaia o smarrita sopra le nostre teste è senz’altro la tua pupilla nera, che mi guarda a sua volta, dubbiosa.

Ecco che d’improvviso ogni cosa mi si rivela, ed ogni cosa appare ora così cristallina che mi pare impossibile non aver mai compreso prima!
Inspiro insaziabile l’aria con il naso, con la bocca, con l’anima e, proprio come pensavo, così come deve essere, tutto quanto sa di te.
E le foglie verdissime strappate via dal vento, e i desideri segreti dei passanti, di cui sono messaggeri i soffioni, che danzano garbatamente insieme agli amorosi dubbi di cui sono invece portatori i petali d’una candida margherita, come quella che tempo fa celai tra i tuoi capelli. E il profumo freschissimo d’avventura e quello eccessivamente dolce della malinconia che viene con il fiume Han.
La voce, delicata quanto una carezza, del giovane uomo che sussurra al tuo orecchio una poesia, è la tua voce. La libera risata dell’anziana donna che, seduta sulle deboli ginocchia, assapora di quel luogo un’antica memoria, è la tua risata. Ed il pianto del bambino che, cadendo da una bicicletta troppo grande, si è ferito le piccole mani, che ora la madre teneramente bacia, è il tuo pianto. E il sospiro del fiume, che pigramente si stende sul suo letto mentre la sera avanza, è il tuo sospiro.

Eppure, malgrado la stanchezza di cui sono cagione milioni di piccoli e grandi piedi che hanno giocato nella sua riva, non s’arresta. Cammina, spesso rallenta, sembra quasi immobile quando la luna dolcemente vi si posa e con lei si scambiano segreti e baci di cui nessuno sa, ma non s’arresta.
Nemmeno tu t’arresti. La notte, nascosta nella penombra della tua spoglia stanza, il tuo viso pare appassire, ed ogni sacrificio consumato sotto il cielo brillante di una meravigliosa giornata, come questa, grava sulle tue gracili spalle, ma non ti arresti.
Cammini, sotto la mia finestra, rallenti e, sebbene ti costi un’impensabile fatica, sorridi alla mia vista come fosse la cosa più facile del mondo, quindi ti allontani per cercare conforto nell’abbraccio della luna, e vorresti solo che l’amore smettesse di darti una così gioiosa pena.

Le tue preghiere giungono ogni sera alle mie orecchie come l’incresparsi di impercettibili onde, e i tuoi singhiozzi sono tuffi di pesci silenziosi, e i tuoi sospiri si fondono nella brezza leggera che dissemina la pelle di piccoli brividi, per poi entrare sin dentro l’anima. E’ come un segreto secolare, è come il saluto di un vecchio amico, come il torpore di un cuore che conosce per la prima volta l’amore.
E’ qui, in questi istanti fuggevolissimi, che l’animo trova finalmente ristoro. La parola diventa superflua, né durano il rammarico o il fragile diletto; ogni cosa umana fugge via con te, e con te si dissolve impercettibilmente nell’aria. Pare quasi un incanto, forse lo è, proprio come in quei tuoi libri di fiabe.

Sì, è lo scorrere del fiume Han questo che sento, e questi che odoro sono i profumi dei luoghi che bagna, e sanno di spezie pungenti e intense, e ogni spezia porta con sé una storia ed essa con sé una melodia. Per ogni melodia vi è poi una danza, e per ogni danza un costume ed un colore diversi, e volti diversi, e gioie e dolori diversi, e fatiche diverse, e amori incomparabili.

Come sei bella, amor mio, sotto la luna! Come sei giovane ed eterna! L’oscurità soltanto rivela la tua antica saggezza, ed è forse per questo che la notte le tue sponde, quelle su cui la luce pallida dei lampioni non si diffonde, quelle che anche alla luna sono precluse, sono il luogo di passioni segrete e risa ingenue e lacrime a lungo trattenute.
All’alba, incredibilmente, il tuo animo si rinnova e appare così radiante che pare incapace di soffrire, tanto poco sei meschina, ed il tuo volto limpido, su cui si riflettono le stagioni umane, sembra non appassire mai, tanto vivi voracemente.

Oggi è una giornata meravigliosa, tanto che ogni cosa pare essere opera di un libro di fiabe! E tu pari un incanto, amor mio, là, stesa sotto il sole dorato, dorato come appare nella nostra immaginazione, intanto che lasci scorrere dentro di te quel nostro caro fiume.